Ritmo (oggi non so cosa scrivere)
Oggi non so cosa scrivere.
A parte il titolo che, se fosse quello di un romanzo, sospetto che assicurerebbe ingenti vendite (ci penserò per il...
Malattia, ambizioni, ingordigia
Sabato 25 maggio si è corsa la cento chilometri del Passatore, e diversi amici che hanno preso parte alla gara mi hanno aggiornato sulla...
I corridori che corrono
Dal momento che non posso ancora correre, guardo gli altri farlo.
Voglio dire: non che mi metta sul terrazzo ad aspettare i podisti che passano...
Giocare d’anticipo
E insomma no, alla fine non correrò la maratona di Pisa.
Per colpa degli strascichi dell’infortunio di cui vi ho abbondantemente edotti? Macché. Anzi, proprio...
Oltre la corsa
Ieri, in una pausa di dieci minuti tra una consegna lavorativa e l’altra, non ho fatto come le persone sagge, che staccano gli occhi...
361° Meraki, ammortizzate con brio
Bentrovati. Almeno una buona notizia c’è, in questi giorni di caldo torrido, in cui le mie prestazioni podistiche (già modeste nel resto dell’anno) raggiungono livelli sconfortanti. Lo so, d’estate bisogna correre meno e a ritmi più blandi, ma poi succede che ci si annoia, e così si introduce qualche allenamento di qualità (cosa sarà mai, uno ogni tanto... Anzi, ora che sto spingendo meno sarò più riposato e andrò più forte), che puntualmente ci restituisce dei riscontri cronometrici inconfessabili.
Bene e male (verso Pisa)
Cari lettori, per diverse settimane di fila mi sono dedicato alla recensione di libri o prodotti.
È dunque da qualche tempo che non vi do...
Di infortunio in infortunio
Questa è la storia di un podista un po’ triste e un po’ incazzato il cui nome, naturalmente di fantasia, è Claudio.
Costui è un...
Quel maledetto lunghissimo (Verso Pisa, cap. II)
Dove eravamo rimasti?
Eravamo rimasti alla scorsa settimana, quando vi ho raccontato della mia fin qui (cioè, fin là) agrodolce preparazione per la maratona di...
Criceti e divertimento
Amici podisti, coraggio. È un momento difficile, e l’estensore di questo articolo avrebbe una gran voglia di esprimere il suo punto di vista. Ma non lo fa per due motivi: perché non vuole aggiungere un’opinione alla miriade di quelle – spesso dettate dall’emotività, superficiali e contraddittorie – che affollano il web; e poi perché solo guardando un fenomeno dalla dovuta distanza (temporale) lo si può analizzare con sufficiente lucidità.












