Oxyburn, o della qualità

Cari podisti, rieccoci qua.

Qualche settimana fa ho scritto una nota in apertura di rubrica per motivare la mia scarsa propensione a recensire prodotti tecnici per il podismo. Questo perché troppe aziende presentano i loro capi attraverso sontuose campagne pubblicitarie, promettendo a noi corridori miracolosi miglioramenti delle performance (e motivando così, secondo loro, prezzi spesso elevatissimi).

Tuttavia non voglio fare come quelli che non possiedono il televisore perché “in TV passa solo robaccia”: la verità è che, ad averne voglia, tra un talk-show bovino e un telegiornale fazioso, si possono trovare vecchi capolavori cinematografici, eccellenti documentari e dibattiti culturali di egregio livello.

Lo stesso vale per i brand di abbigliamento sportivo: l’importante è aver voglia di cercare, setacciare, non fidarsi delle immagini delle riviste, in cui giovani modelli mostrano orgogliosi il marchio di turno mentre fanno finta di correre (sovente con una tecnica disastrosa, peraltro: ma non potrebbero chiamare un allenatore professionista a supervisionare il set fotografico?).

Un podista ancora non del tutto asservito alle sirene dell’industria del running dovrebbe affidarsi a un solo parametro: la qualità.

Oxyburn

E per fortuna, aziende che producono ottimi capi per lo sport (nel nostro caso, per il running) esistono, e non occorre necessariamente andare lontano per trovarle.

Una di queste si chiama Oxyburn, ha sede in provincia di Brescia e aveva già catturato la mia attenzione nel 2018, in una delle primissime recensioni per questo portale.

Il catalogo dell’azienda copre diverse discipline sportive, dal ciclismo agli sport di montagna, dal trail running al fitness. E il bello che lo fa non con linee specifiche, ma con prodotti dal differente spessore e grado di compressione, che si adattano dunque a utilizzi di diversa intensità.

I prodotti testati

Avete già conosciuto la mia monomania per il podismo. Ho dunque testato tre prodotti: un paio di calze, un paio di cosiddetti ciclisti e una t-shirt per il running. L’ho fatto in una sessione di ripetute brevi e in un’uscita di ventisei chilometri, così da saggiare la loro tempra sia negli allenamenti brevi ma tosti, che in quelli di una certa durata. E il risultato estremamente positivo non può che confermare le sensazioni avute tre anni fa. Ma andiamo con ordine.

Le calze Evo Speed, intimo funzionale, sono consigliate sia per l’attività sportiva che per la vita di tutti i giorni. Composte per il 92% da poliammide e per l’8% da elastan, hanno inserti in fluoro NanoGlide che inibiscono la formazione di vesciche e abbassano la temperatura di 2 °C, scongiurando così il surriscaldamento del piede.

La t-shirt Move si è adattata splendidamente all’epidermide, e soprattutto nell’uscita di ventisei chilometri ha dimostrato tutto il suo valore, non solo quanto a vestibilità. Lo strato in polipropilene Dryarn, a contatto con la pelle, è antibatterico e anallergico. E il tessuto del capo (54% poliammide, 37% polipropilene e 9% elastan)  è altamente performante è allo stesso tempo leggero e traspirante.

Oxyburn

Ancora più sorprendenti, forse, i pantaloncini Axo (72% poliammide, 25% polipropilene e 3% elastan). Anche qui lo strato a contatto con la pelle è in polipropilene Dryarn, e la compressione media tiene ben compatto il muscolo. Inoltre, la struttura a celle tridimensionali dissipa il calore in eccesso e favorisce la traspirazione del sudore. In più, l’ampia fascia all’altezza dell’addome ha una doppia funzione stabilizzante e di comfort. Splendido prodotto: ho spinto davvero bene nelle ripetute, e anche negli ultimi chilometri del lunghissimo il senso di affaticamento è stato relativo.

Un plauso complessivo va infine all’estetica dei tre prodotti. I capi Oxyburn hanno un gran bel design ma per fortuna adottano uno stile sobrio, lontano dalle bizzarre e sgargianti soluzioni che contraddistinguono ormai la maggior parte dei brand.

Ulteriore conferma, come abbiamo già detto, del fatto che quando c’è la qualità non si ha bisogno di troppi altri espedienti per segnalare la propria presenza sul mercato.



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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.