Ortles Run, le calze con le dita

Siamo bravissimi a incastrare i nostri allenamenti tra lavoro, famiglia e vari impegni. E i più tenaci di noi podisti amatori sono ormai diventati esperti di nutrizione, sempre più attenti al riposo e a praticare con costanza esercizi per rafforzare il core.

Poi, quando guardiamo in basso, ci ricordiamo di una cosa curiosa: noi corriamo essenzialmente, e prima di tutto, con i piedi. Da cui discendono alcune domande: quanto li curiamo, i piedi, che nella quasi totalità del giorno restano fasciati in calzature troppo strette? Facciamo esercizi per la loro forza ed elasticità? Abbiamo mai pensato a indossare calze adeguate?

Alle prime due domande risponderemo nel futuro prossimo. All’ultima prova a rispondere Ortles Run, che ha messo sul mercato diversi modelli di calze per sportivi con le cinque dita.

ortles run

Ortles Run

Ortles Run nasce per impulso dell’ultramaratoneta amatore Michele Disconzi, che quindi conosce bene l’argomento (ed evidentemente si è fatto le nostre stesse domande).

Il catalogo Ortles Run a oggi comprende quattro modelli di calze con le dita, che apportano diversi benefici. Intanto permettono ai muscoli delle dita di lavorare in modo più intenso e naturale. Questo non solo migliora la postura e la meccanica, ma restituisce anche un maggior senso di benessere (dovuto anche al fatto che si incentiva la circolazione sanguigna). Se indossate con scarpe adatte – torneremo su questo punto – consentono anche di percepire meglio il terreno: ne giovano non solo la sicurezza ma anche la propriocezione. Infine, le calze a cinque dita Ortles Run riducono la sudorazione del piede, la formazione di vesciche e la proliferazione batterica tra le dita, mantenendo così i piedi freschi e asciutti.

I prodotti

Abbiamo testato due prodotti di Ortles Run, le Stripes e le Proto 1 (che si differenziano dalle prime solo perché sono più basse).

Il tessuto, composto all’85% da poliestere e al 15% da spandex, elimina il sudore all’esterno, ed è allo stesso tempo traspirante, morbido e durevole. Le calze hanno diverse zone rinforzate: a metà caviglia, sul tallone e attorno al collo del piede.

Tutte le Ortles Run, leggiamo sul sito, sono state testate per oltre 200 ore su sentieri e terreni impervi. Pensate principalmente per il trail running, sono però adatte a una grande quantità di sport: tutti i tipi di corsa, ovviamente, ma anche yoga, fitness, pilates e qualunque disciplina in cui al piede sia richiesto un grande lavoro non solo quantitativo, ma anche di qualità (pensiamo ad esempio alla già citata propriocezione, così spesso sottovalutata proprio dai podisti).

I quattro modelli di calze con cinque dita Ortles Run, disponibili nelle taglie S, M e L, sono acquistabili direttamente dal sito ufficiale.

Ma come ci sono sembrate le Ortles Run?

Il test

Abbiamo testato sia le Stripes che le Proto 1 in allenamenti di diversa intensità e durata.

La sensazione è stata positiva da tutti i punti di vista. Il tessuto sembra davvero resistente ma allo stesso tempo dà una bella sensazione di morbidezza e freschezza.

La peculiarità della calza, ossia il fatto di dividere tra loro le dita, senza dubbio favorisce una postura e una meccanica di corsa più naturali: si avverte più e meglio, insomma, il lavoro del piede e la propulsione delle dita stesse. Ma qui c’è da specificare una cosa: perché le calze Ortles Run non perdano la loro efficacia, è quasi necessario calzarle assieme a un paio di scarpe da corsa che lasci le dita sufficientemente libere. Noi abbiamo utilizzato le AltraFWD Experience.

Ecco l’unico limite, o diciamo l’unico concetto da non dimenticare: le calze Ortles Run vanno intese nell’ambito di una ritrovata attenzione nei confronti del piede. Che dovrebbe anche passare dall’utilizzo di scarpe adatte (con il puntale ampio e il drop ridotto), da una serie di esercizi e dalla consapevolezza che rimanere scalzi almeno per qualche ora al giorno ci farebbe un gran bene.



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Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo, seconda edizione 2021). Con Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario "Squadernauti". Ha ideato Bed&Runfast, il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.