La mia seconda Cortina-Dobbiaco

I pazienti lettori di questa rubrica sapranno perdonarmi se più volte, nelle scorse settimane, ho parlato di me.

Più nello specifico, del mio infortunio, e della mia ripresa – lenta, difficoltosa – che mi ha lasciato l’agrodolce sensazione di essere invecchiato. Intendo invecchiato, e in modo piuttosto acuto e repentino, dal punto di vista podistico.

Come se non bastasse, o forse proprio per mettere almeno un contrappeso a questo periodo un po’ complicato dal punto di vista sportivo, mesi fa ho deciso di iscrivermi alla Cortina-Dobbiaco. Gara di una bellezza mozzafiato, secondo me non facile da interpretare, e che avevo già corso nel 2019.

Volete saperne di più? Vi accontento subito.

Cortina-Dobbiaco

Intorno alla Cortina-Dobbiaco

In un primo momento ho pensato di raccontarvi la gara da un punto di vista (per quanto possibile) oggettivo, per poi passare alla mia Cortina-Dobbiaco.

Ma come si fa a garantire un distacco scientifico, se in quel tracciato ho corso (anche se piuttosto piano)?

Sono arrivato a Dobbiaco il sabato pomeriggio. Meglio tralasciare il viaggio di ritorno da Cortina, avendo avuto – con l’amica Erica, che era con me e che ha guidato per tutto il tempo – la malaugurata idea di ripartire alle 14.30 della domenica, assieme a mezza Italia che rientrava dal ponte del 2 giugno.

Abbiamo avuto giusto il tempo di sistemarci in albergo, ritirare il pettorale, sbirciare gli stand del piccolo village e riempire le nostre borracce nella medesima fontana di tre anni fa.

Due chiacchiere e quattro passi, la conoscenza di un paio di podisti tanto forti quanto modesti e amabili, ed ecco essersi già fatto il tempo della cena.

Luoghi così magnifici, puliti e ordinati si traducono anche in una certa disciplina individuale, che impone di onorare i pranzi principali non certo a orari da penisola iberica.

Ottima cosa, per chi ha puntato la sveglia alle 5.

L’indomani mattina, in pullman sino a Cortina, mi sono divertito a constatare come prima di ogni gara gli amatori mostrino inevitabilmente una delle due inclinazioni, a seconda della tempra individuale: al mutismo o alla logorrea.

Alle 8.30 seguiamo l’onda della nostra griglia, la seconda di tre, e alle 9.00, con puntualità teutonica, si parte dalla chiesa di Cortina.

La gara

Tre anni fa, avendo preso troppo baldanzosamente la rampa di accesso al sentiero, avevo pagato la bravata per i restanti 28 di 30 chilometri. Quest’anno la strada di ingresso al bosco è più morbida (forse fin troppo stretta) e non consente accelerazioni né sorpassi.

Poco prima del terzo chilometro, eccoci nella meravigliosa strada bianca, che continua in lieve salita sino al quattordicesimo.

Non ero ben allenato, il tallone convalescente pungeva un po’, e ho dunque tenuto un atteggiamento prudente. Non dico godendomi il panorama circostante (chi dice di farlo vi mente) ma mantenendomi di qualche secondo sotto il ritmo che avrei potuto impostare se avessi spinto.

Il fatto è che dal quattordicesimo al diciottesimo chilometro si scende piuttosto generosamente, e io ho fatto andare troppo le gambe. Il caldo e la mia preparazione approssimativa hanno fatto il resto, e mi sono ritrovato a soffrire dal venticinquesimo in poi. Dimenticandomi pure di voltare lo sguardo verso le tre Cime di Lavaredo poco prima del ventesimo chilometro.

Ho chiuso con un tempo modestissimo, seppur migliore rispetto a quello del 2019.

Ma cosa importa? La Cortina-Dobbiaco è una gara splendida. Si passa su ponti lignei sospesi nel vuoto, attraverso gallerie e boschi, si costeggiano laghi (il sentiero è un’ex ferrovia), sempre immersi in un silenzio irreale. Al punto che qui sono rarissime anche le urla e le battute di spirito ad alta voce che, in altre gare, alcuni di noi tapascioni lanciano, probabilmente per vincere la paura.

Gianni Poli ha organizzato una delle più belle gare podistiche d’Italia, e io mi prenoto per il 2023. Ma stavolta assieme a voi.



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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo, seconda edizione 2021). Con Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario "Squadernauti". Ha ideato Bed&Runfast, il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.