Agosto, podismo mio non ti (ri)conosco

Bentrovati. Come state? Avete caldo? A chi lo dite.

A proposito di caldo, sentite qua. Come tutti quelli che corrono con una certa continuità, tengo anche io il mio diario in cui annoto tempi, chilometraggi, orario di partenza e altri segretissimi dati. E se mi venite a dire che voi non fate altrettanto, figuratevi se vi credo.

E ogni estate, puntualmente, ci ricasco. Nel senso che nei restanti mesi dell’anno mi ricordo benissimo gli sforzi fatti – qui a Tortolì, dove le temperature difficilmente scendono sotto i venticinque gradi anche nelle ore notturne – cercando di correre in modo dignitoso diciamo da fine luglio a inizio settembre. I fogli di Excel, in corrispondenza di quelle settimane, sono costellati di note scritte in rosso (in modo che, illuso, io possa tenerle meglio a mente per l’anno successivo) con frasi sulla falsariga di Interrotto al dodicesimo chilometro per stanchezza o Troppo caldo, stop al nono. Oppure, quando voglio essere severo, Bollito, fermato prima, senza nemmeno darmi la minima soddisfazione di rilevare i chilometri percorsi, così imparo.

Ma niente, non funziona. Ogni volta ritorna il caldo assassino e io, fingendo di dimenticare i patimenti dell’anno passato, pretendo di correre le ripetute brevi agli stessi ritmi di febbraio, oppure mi convinco di riuscire a fare diciotto chilometri in progressione (se penso che il tratto finale corrisponde a un drittone di due chilometri senza nessuna possibilità di godere di uno spicchio d’ombra, mi sento le gambe molli), e altre sopravvalutazioni consimili. Ma perché, c’è da domandarsi, ogni estate ci ricasco?

Coazione a ripetere

E chi lo sa. C’è anche da dire che nei mesi caldi, lontano dalle gare, mi faccio le tabelle da me, e basterebbe inserire allenamenti più blandi per evitare traumi da abbandono, rischi di disidratazione e dubbi ferali sulla fine della mia “carriera” podistica.

Forse, chissà, tutto nasce dall’ingenua speranza di provarci, di dire: se fino a metà luglio corro benone, cosa mai potrà succedere – nel giro di pochi giorni – per avere un così drastico decadimento delle prestazioni? Oppure no, macché: cosa succede lo so benissimo, la differenza tra l’allenarsi con ventidue gradi e un tasso di umidità ragionevole e l’uscire con ventotto gradi e un’umidità da Guinea Equatoriale è enorme.

Tant’è, ogni anno tralascio il buon senso e mi riprometto, o sogno, di farcela. L’idea, vinco la vergogna e ve lo confesso, è quella di vagheggiare più o meno quanto segue: se quest’estate riesco a mantenere gli stessi tempi dello scorso inverno, chissà poi come andrò in autunno.

Sono un fessacchiotto, lo so. Ho quarantacinque anni, corro con una certa costanza da sei e non so per quanto ancora potrò migliorarmi. Ma non so poi nemmeno, perdonate la scarsa consequenzialità logica delle frasi che state leggendo, se per questo mi si possa dare del fessacchiotto. Il fatto è che certe frottole, giunti alla mia età (e senza alcuna velleità olimpionica), scaturiscono dal timore che giunga il fatidico giorno: quello in cui constaterò che l’invecchiamento sta iniziando a incidere negativamente sulle mie performance, col corollario della paura che nei mesi e poi negli anni successivi lo farà in modo sempre più impietoso.

Se fossi più maturo, forse, accetterei il lento ma inesorabile deterioramento dell’organismo, oppure adotterei una buona soluzione compromissoria, iniziando a correre senza più allacciare al polso il mio fedele GPS. Anzi, potrei davvero farlo: sarebbe finalmente l’assoluto abbandono ai motivi più profondi e primitivi della corsa, al correre per correre (argomento su cui ho scritto persino un libro, pensate un po’).

Sì, lo farò. Però a partire dall’autunno del 2021: sono certo che la prossima estate riuscirò a correre agli stessi ritmi dell’inverno, e allora sì che ne vedremo delle belle.

Perché ridete?



Siamo una giovane realtà editoriale e non riceviamo finanziamenti pubblici. Il nostro lavoro è sostenuto solo dal contributo dell’editore (CuDriEc S.r.l.) e dagli introiti pubblicitari. I lettori sono la nostra vera ricchezza. Ogni giorno cerchiamo di fornire approfondimenti accurati, unici e veri.
Sostieni Moondo, sostieni l’informazione indipendente!
Desidero inviare a Moondo una mia libera donazione (clicca e dona)

GRATIS!!! SCARICA LA APP DI MOONDO, SCEGLI GLI ARGOMENTI E PERSONALIZZI IL TUO GIORNALE



La tua opinione per noi è molto importante.
Commento su WhatsApp Ora anche su Google News, clicca qui e seguici



Potrebbe interessarti anche:
Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.