Un’imperdibile T-shirt per untori

Dunque si è ripartiti, amici podisti. Da lunedì 4 maggio abbiamo la possibilità di correre pressoché senza limitazioni di sorta. Vi racconterò altrove come è stato il ritorno ai miei consueti percorsi: di certo, per quanto mi sia sempre allenato anche durante le strambe settimane di marzo e aprile, i chilometraggi risicati, il tracciato tutto curve e una certa apprensione di vedere spuntare un tutore della legge (autentico o autoproclamatosi tale) mi ha impedito di mantenere un ragionevole stato di forma. E quindi adesso devo rimboccarmi le maniche.

È successo un po’ di tutto, nelle scorse settimane, e anche di questo parleremo magari in un futuro. Di certo è innegabile che una vasta quantità di persone, sentendosi portatrici di una rettitudine morale da somministrare al prossimo, ha additato i podisti a portatori della peggior turpitudine comportamentale. Ci sono anche dei motivi profondi, alla base di questo grossolano e diffuso fraintendimento, ma non è questo il luogo di sciorinarli. Ricordiamo poi, per amore di onestà, che non pochi podisti improvvisati – che si sono riversati in strada pur di prendersi una boccata d’aria anche nei giorni più complicati – non hanno di certo aiutato a rasserenare gli animi.

Ma arriviamo al nocciolo della questione. Noi podisti amatori – faticando, fallendo, infortunandoci, vedendoci superati all’ultimo rettilineo da quel podista che abbiamo odiato sin da quando ci siamo incrociati alla partenza – impariamo sulla nostra pelle il concetto di limite, e di conseguenza il valore dell’ironia e dell’autoironia.

Un’imperdibile T-shirt

Non a caso è uno sportivo polivalente (e tra l’altro podista) Livio Dami, l’ideatore di una T-shirt divertentissima che potete acquistare qui in diversi colori e taglie (in realtà trovate anche la versione canottiera, manica lunga e felpa).

Il motto della T-shirt è così esplicito da non aver bisogno di analisi testuali. Dico solo che le due frasi sintetizzano perfettamente quanto accaduto in questo periodo intorno al running: la capacità di autodisciplina di molti podisti da un lato, e una pericolosa indole moralistica di certuni dall’altro. E ora che tutto è passato, sembra dirci Livio, facciamo uno sforzo d’ironia comune per ricordarci le reciproche esagerazioni (perché non dimentichiamoci che, se appariva ridicola la figura del podista-untore, altrettanto poco convincente era quella, propugnata da alcuni, del podista-eroe, portabandiera della libertà).

Insomma: come tutte le intuizioni semantiche felici, anche questa sa cogliere – nel breve giro di una formula – un accadimento nella sua varietà di sfumature.

I motivi del successo

Se dico che la T-shirt funziona, lo dico da una prospettiva differente da quella che mi sarei atteso di dover adottare, e che decreta un successo ancor più ampio dell’iniziativa. Personalmente, avrei giurato che la maglietta sarebbe piaciuta essenzialmente ai podisti, che l’avrebbero voluta indossare come simpatico vessillo di un brutto periodo finalmente (speriamo!) alle spalle.

I molti commenti in calce al post in cui la T-shirt viene promossa testimoniano invece qualcosa di più complesso: testimoniano, intanto, come sia più facile essere livorosi che comprensivi, rozzi che ironici. E così, accanto a commenti di approvazione ce ne sono altri che – alcuni addirittura in nome dei morti per Covid-19 (!), altri in nome di una specie di impunità podistica (untore a chi?) – contestano lo spirito della maglia. Ma più si dibatte intorno a qualcosa, si sa, più se ne decreta il successo.

Si tratta di un’operazione innocente, intelligente e – mi ripeto – all’insegna di una sana ironia (la quale, ricordiamolo, andrebbe apprezzata tanto da chi la fa quanto da chi la subisce).

Ci attenderanno mesi difficili, anzitutto dal punto di vista economico. Sarebbe bello – fatemi sognare – che tutti indossassimo questa maglietta, ex “untori” ed ex “delatori”. Sarebbe un modo di dire, senza dirlo: lo spauracchio del Covid-19 ci ha rimbambito tutti. Adesso facciamo ammenda e ricominciamo, assieme.



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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.