Carissimi corridori, non prendetemi per superbo: oggi vi darò qualche consiglio. Chi sono io, per darvene? Nessuno, o meglio niente più di un modesto amatore. Che però corre da anni, si è documentato e si documenta, e soprattutto ha la fortuna di essere amico di grandi personalità del mondo del podismo. Perciò, alla lettura di queste pillole, prendetevela con me solo per un’eventuale esposizione poco chiara.

Scarpe: l’ultimo foro e altri misteri

Forse non tutti sanno che, come dice la mitica Settimana Enigmistica, l’ultimo foro in alto – che fa bella mostra di sé in quasi tutte le scarpe da running – non è un difetto di fabbricazione. Se passate il laccio sinistro nel foro di sinistra (dall’esterno verso l’interno) e poi fate lo stesso col laccio destro, otterrete due occhielli. Ora passate il laccio sinistro nell’occhiello destro e viceversa, infine annodate. Così allacciate, le scarpe staranno più salde alle caviglie. Provare per credere.

Le scarpe da corsa non vanno acquistate troppo giuste, perché dopo aver corso un buon numero di chilometri i piedi si gonfiano. Per questo motivo, provate le vostre prossime scarpe di pomeriggio, quando il piede – dopo essersi mosso per tutto il giorno – si è un po’ ingrossato. Non siate però preda dell’ansia opposta: scarpe troppo larghe, che fanno sballottare il piede, causano vesciche e le famigerate unghie nere.

Abbigliamento e dintorni

Vi prego, rigettate il pensiero che correndo sotto il sole di agosto con sette maglioni e tre K-way dimagrirete. Oltre a essere orribili esteticamente, creerete il cosiddetto effetto gavettone: perderete solo liquidi, e vi esporrete a un rischioso aumento della temperatura corporea. Anche in inverno, lasciate che il nostro meraviglioso sistema di traspirazione funzioni a pieno regime: non copritevi troppo. Soffrirete il freddo per i primi chilometri? Pazienza. È sempre meglio che soffrire il caldo per il resto dell’allenamento.

Facciamo poi uno sforzo di sincerità. Calze e abbigliamento a compressione sono gadget bellissimi (e spesso costosissimi): ma sono davvero indispensabili agli amatori, specie a quelli di medio o basso livello?

Correre con la musica: per quale motivo? Correre è bene che sia un momento di distacco dal mondo, dai suoi modi e ritmi: perché portarsi il mondo con sé anche durante il più liberatorio dei nostri gesti? Lo stesso valga per lo smartphone. Aspettate una telefonata urgente? Nessun problema: rimandate la vostra corsa.

E poi è così bello, correndo, ascoltare il proprio corpo, il proprio respiro, lo sbattere dei propri piedi sul terreno. Quando correte ascoltate la corsa.

Sicurezza

Correte lungo il lato sinistro della strada. Casomai ce ne fosse bisogno, solo così potete sperare in una doppia reazione, vostra e del guidatore che sta arrivando dalla direzione opposta.

Correte in città? Fermatevi ai semafori, a meno che non abitiate a Gotham City e abbiate un pipistrello stampigliato sul busto. Correte in campagna? Non sottovalutate la possibile presenza di cani randagi (peraltro utilissimi per polverizzare tutti i propri personal best).

Correte di sera? Siate riconoscibili ai veicoli. Ormai ogni capo d’abbigliamento, calze comprese, esiste anche corredato di bande catarifrangenti.

Gareggiate? Ricordatevi di sottoporvi a una visita medica all’anno per l’idoneità all’atletica leggera. Non correte nemmeno per prendere l’autobus? Ricordatevi di sottoporvi a due visite mediche all’anno: la vostra salute sarà sicuramente più a rischio rispetto a quella di noi sportivi.

Infine

Infine, amici che correte, divertitevi; e soprattutto rilassatevi. Se da un lato è giusto essere severi con se stessi anche solo nel voler scendere da 1h54’ a 1h53’ in mezza maratona, dall’altro sappiate – cari podisti amatori – che siamo tutti scarsi. Noi siamo scarsi rispetto ai corridori professionisti, e i corridori professionisti lo sono rispetto ai ghepardi. Eppure, al mondo c’è spazio per tutti.


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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.

2 Commenti

  1. Io ho un amico che durante una corsetta ,se non avvesse avuto con sè il cellulare, ci avrebbe lasciato le penne (si è sentito male, ma ha potuto chiamare il 118). Quindi, lasciate perdere gli sciocchi consigli di questo articolo e pensate sempre prima alla sicurezza: il cellulare sempre dietro!

    • Gentile Michele, pensare alla sicurezza significa – per esempio – accertarsi di avere le condizioni idonee a correre. Avere un’alimentazione sana e una condotta di vita adeguata. Eccetera.
      Estendendo il suo discorso, si dovrebbe vivere sempre e costantemente col cellulare appresso, naturalmente stando ben attenti a non capitare mai in luoghi dove non ci sia campo. Perché si può stare male nel caveau di una banca, in una galleria autostradale, sulla vetta di una montagna o in mezzo al mare.
      Oppure si può vivere in modo un po’ meno apprensivo.

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