Che cos’è il flow?

Per definire il flow si potrebbe scomodare addirittura Dante, che nel primo canto del Paradiso scrive: “Trasumanar / significar per verba non si porìa”. Ovvero: è impossibile spiegare a parole il superamento dei limiti della condizione umana.

Per prendere un esempio più affabile, provate a chiedere a un jazzista cosa sia lo swing, e lo metterete in difficoltà.

Lo stesso vale per il flow (in italiano flusso), che potrebbe avere il suo sinonimo in ambito sportivo nella locuzione trance agonistica, e che più in generale identifica quella condizione ottimale in cui si è completamente immersi in un’attività, riuscendola a svolgere al meglio delle proprie possibilità.

Running flow

Running flow

Al flow nella corsa è interamente dedicato Running flow, scritto da Mihaly Csikszentmihalyi, Philip Latter e Christine Weinkauff Duranso, e proposto al pubblico italiano dalle Edizioni FS (2017, traduzione di Valentina Penati).

Nelle pagine iniziali del volume ci viene ricordato come il flow sia un’esperienza autotelica, cioè che ha nel proprio stesso svolgersi il premio, la gratificazione: “Un runner in uno stato di flow corre per amore della corsa” leggiamo a p. 18.

Essendo condizione pressoché impossibile da definire, gli autori del libro si mantengono saggiamente nei dintorni del flow. Anzitutto, indicando le nove componenti che lo caratterizzano. Tre di esse vengono chiamate antecedenti (ossia le condizioni preparatorie al flow) e sono: obiettivi chiari, equilibrio sfide-competenze, feedback immediati. Già questi tre punti dimostrano come l’esperienza del flow, per quanto ineffabile, non abbia nulla di mistico, anzi sia l’esito di un percorso governato da razionalità e piena coscienza di sé. Tre delle altre sei componenti confermano quanto appena detto; esse sono: attenzione focalizzata, fusione tra azione e consapevolezza, senso di controllo. Una volta raggiunto il flow, tuttavia, non resta che abbandonarvisi; qui entrano in gioco le ultime tre componenti: perdita dell’autoconsapevolezza, destrutturazione del tempo, motivazione intrinseca (autotelismo). E non siamo in contraddizione con quanto affermato prima, perché queste tre componenti sono per così dire passive: avvengono, senza necessità alcuna di intervento.

Nelle pagine successive si tenta di delineare la personalità incline a godere dell’esperienza del flow. Dapprima si analizzano alcuni modelli di personalità, individuando quelli più e quelli meno opportuni per giungere a questa agognata condizione, sino a descrivere un ipotetico modello di personalità flow. Poi si passano in rassegna le caratteristiche fisiche che potrebbero facilitare il flow, suggerendo anche come svilupparle; esse sono la resistenza, la tenuta, l’efficienza, la velocità, la forza muscolare, la flessibilità e la resistenza agli infortuni. Infine si accenna allo sviluppo di determinate abilità mentali che potrebbero favorire il flow.

I quattro capitoli conclusivi prendono in esame il flow nella corsa di tutti i giorni, nelle competizioni, i limiti del flow e il flow come esperienza spendibile nella vita quotidiana.

Il mio flow (e conclusioni)

Anche io, alcune volte, ho conosciuto il flow. Uno dei ricordi più nitidi di questa esperienza riguarda la mia seconda maratona, corsa a Firenze il 26 novembre 2017. Dopo aver fatto trentadue chilometri sotto il diluvio e aver patito una piccola crisi (niente a che vedere col famigerato muro), il miglioramento improvviso delle condizioni meteorologiche, la mia strenua volontà di recuperare e chissà cos’altro – probabilmente anche il fatto che quel clima infame mi aveva fatto interpretare la gara in modo cauteloso – mi hanno permesso non solo di accelerare proprio nel tratto in cui di solito si rallenta e si va in tilt, ma di correre con una leggerezza e con una sensazione di presenza-assenza quasi mai provate prima.

Gli autori di Running flow sono stati abili (e astuti) nel parlare non del flow, che abbiamo visto essere condizione sia inesprimibile che imprevedibile, quanto di ciò che lo precede, lo prepara e lo caratterizza. La lettura di questo volume è consigliatissima, a patto appunto che non vi si cerchi la ricetta della felicità podistica: la presenza-assenza viene a visitarci passando per vie misteriose.

Siamo innamorati della corsa proprio perché questo bellissimo sport sa sorprenderci a ogni uscita. E per fortuna: se dovessimo mai conoscere tutto di lui, ci verrebbe immediatamente a noia.


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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.

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