Roberto Mancini, senza mezze misure

Cari lettori, avrete notato come ultimamente io abbandoni con una certa frequenza l’ambito podistico, per affacciarmi su altri sport o parlarvi di problemi di etica sportiva, trattati in diversi interessanti volumi usciti in questi ultimi mesi.

Lo strappo di questa settimana sarà differente dal solito, e temo mi metterà in una posizione simile a quella di chi patisce un conflitto di interessi.

Mi toccherà parlarvi della biografia di un grande calciatore italiano che per quindici anni ha vestito la maglia (più bella del mondo, lo sanno tutti) della squadra per cui faccio il tifo; e che mi ha visto prima ragazzino e poi giovane adulto in gradinata, sciarpa al collo, cantare gioire soffrire in mezzo ai miei fratelli di fede calcistica. Il personaggio in questione è stato forse il calciatore più rappresentativo della storia della mia squadra, la Sampdoria. Lui è Roberto Mancini.

E il libro di cui stiamo parlando è Roberto Mancini, senza mezze misure, scritto da Marco Gaetani e uscito lo scorso 22 aprile per i tipi di 66thand2nd.

Sarò capace di scriverne col dovuto distacco?, mi sono domandato sin dall’inizio della lettura.

Roberto mancini

Il libro

Anche perché, a complicare le cose, c’è il libro stesso: scritto con uno stile felice, agile nella sintassi, attraversato da una sottile ironia e da un buon numero di citazioni storico-politiche, sociali e letterarie (queste ultime, di autori come Fernando Pessoa e Giorgio Gaber, che l’estensore di queste righe ha frequentato e amato).

Nel contempo, il lavoro di ricerca documentale dell’autore è stato impressionante. Ma il bello è che la mole degli episodi riportati nei dettagli, grazie proprio al governo della pagina, dà vita a un volume godibile dalla prima all’ultima riga. Che il tifoso compulsivo può arricchire scovando in rete molti degli avvenimenti citati: non solo gol e assist memorabili, ma anche interviste e atteggiamenti altrettanto difficili da dimenticare (e catalogare).

Questo materiale a corredo del libro, che un tempo si sarebbe detto paratesto, oggi è chiamato dai più smaliziati bonus track. Ma Gaetani – giustamente – non accetterebbe mai la locuzione; lui che a p. 21 evoca la parola “sportellate”, sempre più adoperata per indicare gli attriti fisici tra un difensore e un attaccante, liquidandola come esempio di “gergo osceno”.

Il Mancio

“Dopo il gol Mancini esulta come ha sempre fatto, la storia delle sue esultanze è infatti quasi sempre uguale nel corso degli anni: la mano destra chiusa in un pugno agitato dall’altro verso il basso, la corsa rabbiosa, la faccia incazzata. Come se ce l’avesse sempre con qualcuno. Uno sfogo di qualche secondo prima di ritrovare il sereno”.

Qui (p. 114) l’autore parla del gol segnato dal Mancio a Marassi contro il Parma il 24 febbraio 1991, ma in questo ritratto c’è tutto: la cura con cui Gaetani ha vivisezionato Mancini per redigerne la biografia, ma anche la personalità sfaccettata, non semplice, forse infantile e narcisistica ma certamente generosa e genuina di uno dei più divertenti e geniali giocatori della storia del calcio.

Il libro segue le mosse del campione in un’implacabile progressione cronologica, dagli anni giovanili al Bologna sino all’approdo, quarant’anni dopo, sulla panchina della Nazionale.

Centrale e cospicuo, dunque ben proporzionato alla realtà, il resoconto della parentesi blucerchiata. Con tutto ciò che solo i più ossessivi tifosi possono serbare a mente: colpi di classe e prestazioni sonnacchiose, gesti d’affetto e sfuriate tremende, l’amore per il presidente Paolo Mantovani e il rapporto tormentato (da calciatore) con la maglia azzurra. Tra una quantità di aneddoti spassosi e ricordi struggenti, maneggiati con acuta sensibilità da Marco Gaetani; il quale immagina i sentimenti provati di volta in volta da Mancini, senza mai sovraccaricare le proprie ipotesi per brama di sensazionalismo.

Solo nel finale l’autore propone ai lettori due contraddizioni che, a suo dire, convivono nell’animo del Mancio. Ma proprio perché appaiono al termine di duecentocinquanta pagine così ben scritte e documentate, si finisce per credergli.

Insomma: a prescindere da quanto sia manciniano chi ha approntato questa piccola recensione, Roberto Mancini, senza mezze misure è un libro di cui consigliamo con entusiasmo la lettura. Per gustare la puntualissima biografia di un fuoriclasse eclettico, e per non perdere il libro d’esordio di un giovane giornalista che sa fare bene il proprio mestiere.



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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.