Outwet: come melomani alla Scala

Finalmente si torna a parlare di abbigliamento tecnico di qualità.

Dico finalmente perché Outwet mi ha inviato ormai un bel po’ di settimane fa tre capi da testare, ma – essendo due su tre canotte – ho dovuto attendere che la primavera si comportasse da tale, per poterli inossare nei miei allenamenti.

logo Outwet

Outwet, dicevamo. Si tratta di un marchio 100% made in Italy, i cui prodotti sono realizzati con filati in polipropilene Dryarn®, la miglior fibra presente sul mercato, che garantisce alcune caratteristiche a tutti i capi: la leggerezza, la traspirabilità (il sudore è spinto verso l’esterno, così da mantenere il corpo asciutto), il comfort, il termoisolamento e la protezione da batteri e muffe (e quindi da odoracci), grazie al filato completamente anallergico.

Il motto di Outwet, semplice ed efficace, è L’intimo tecnico di qualità. Vedremo nelle specifiche note a ogni prodotto come la dichiarazione dell’azienda sia veritiera; qui voglio anticipare che, correndo, non ho pensato di avere indosso dei capi di abbigliamento intimo: t-shirt e canotte Outwet, infatti, hanno anche una gradevolissima estetica, per cui – anche se sopra non portiamo altro – a chi ci incrocia non verrà il dubbio che ci stiamo allenando… in pigiama.

Ma prendiamo in una rapida carrellata i tre capi che ho provato.

T-shirt Rebel2

Rebel2

Nella confezione della maglietta, disponibile nei colori nero e bianco, è indicato (come per tutti i prodotti Outwet) il range di temperature per il quale è consigliata: in questo caso si va dai -10 ai 15 °C. Tale ampiezza è giustificata dal fatto che il tessuto, termoisolante, assicura il mantenimento della pelle asciutta con ogni clima. La t-shirt è davvero leggera, produce una lieve compressione muscolare e ha una tramatura diversa a seconda delle zone: su petto e schiena, ad esempio, le trame meno fitte consentono al sudore di evaporare più rapidamente. Indossata svariate volte in allenamenti più o meno lunghi e intensi, mi ha dato la miglior risposta che un capo tecnico possa fornire: mi è sembrato di non averla.

Spider1

Spider1

Passiamo alle due canotte. La Spider1 è consigliata per un intervallo di temperature dai 15 ai 35 °C. Traforata nei punti di sudorazione più intensa, riesce in un’impresa non facile: aderire perfettamente al busto e allo stesso tempo, anche con giornate di pieno sole (sopra i 25 °C, per intenderci), far espellere il sudore verso l’esterno. Ciò è quanto di meglio si possa desiderare per ottenere il massimo dalle prestazioni: senza indumenti che svolazzano al vento né, al contrario, capi attillati ma che alla fine di un allenamento hanno quintuplicato il proprio peso, ci si può concentrare sulla performance. Due postille non di piccolo conto: il tessuto non si carica elettrostaticamente e, non trattenendo muffe o batteri, non si impregna di odori poco gradevoli.

Alterego1

Alterego1

Indicata in teoria per le stesse temperature della Spider1, la Alterego1 – viste le maglie più larghe che compongono la sua rete – è secondo me particolarmente adatta a un caldo davvero intenso. Ho apprezzato l’acume dei produttori, che hanno sistemato degli inserti lisci sui pettorali, per evitare lo sfregamento dei capezzoli, incubo di noi podisti nelle giornate di gran caldo. L’ho utilizzata e riutilizzata, trovandola tanto leggera quanto comoda; infine, dettaglio non piccolo, una volta estratta dalla lavatrice impiega un tempo minimo ad asciugare.

In conclusione: perché i melomani sì e noi podisti no?

Outwet, marchio che pone una particolare attenzione al guardaroba dei ciclisti, ha creato una linea di intimo versatile (cioè adatta a una grande quantità di sport) che unisce l’elevata qualità a un design accattivante. Come ho avuto modo di dire altrove, la cura del vestiario non è forse indispensabile ai runner amatori che non abbiano particolari velleità cronometriche. Tuttavia, se lo sport è una passione, non è affatto delittuoso curarne tutti gli aspetti, compreso quello del vestiario; come i melomani indosseranno senza vergogna il loro miglior abito per assistere a una prima alla Scala, così i podisti hanno il pieno diritto di pretendere il massimo dal proprio abbigliamento. Anche da quello intimo.

Outwet è qui per questo.



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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo, seconda edizione 2021). Con Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario "Squadernauti". Ha ideato Bed&Runfast, il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.