La Verona Marathon e me

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Domenica 18 novembre 2018 ho corso la mia quarta maratona, la Verona Marathon. Ecco come l’ho preparata e come l’ho corsa.

Verona Marathon: come l’ho preparata

Male. La Verona Marathon l’ho preparata male. Spiegazione: il mio programma di allenamento per una maratona, che è di dodici settimane, avrebbe dovuto iniziare intorno a metà agosto.

A partire da fine giugno, quando il caldo ha cominciato a farsi sentire, cosa ho pensato di fare? Ho pensato di… strafare, inserendo ogni settimana sia una sessione di ripetute in pianura sia una in salita. Perché il mio obiettivo era di correre a Verona in meno di tre ore e trenta, e così mi sono detto: più spingo meglio andrà. Ma il caldo torrido di questa estate, gli allenamenti e un’attività lavorativa che – nel mio caso – da giugno a ottobre è particolarmente intensa, mi hanno fatto saltare, come si dice in gergo.

Scongiurata con un esame medico la temibile anemia del podista, ho precauzionalmente anticipato di un mese il programma per Verona, per mettermi nelle mani di qualcuno più professionale e… responsabile di me.

Ma il caldo e il lavoro non mi hanno dato tregua, dunque sino a metà ottobre mi sono barcamenato in uno stato di forma piuttosto approssimativo.

Domenica 4 novembre, a due settimane dalla Verona Marathon, era il giorno dell’ultimo lunghissimo: 36 km, che di solito si corrono a tre settimane dalla gara, ma che per alcune peripezie ho dovuto posticipare. Ero finalmente in forma, e quello sarebbe stato l’allenamento che avrebbe rivoluzionato la mia preparazione per Verona!

Macché. È vero, io stavo bene, ma il meteo non altrettanto: pioggia battente e vento con raffiche a 60 km l’ora. Ho tenuto duro, ai ritmi prestabiliti, per trentuno chilometri, pucciando i piedi in non so quante pozzanghere. Finché l’ennesima folata di vento contrario non mi ha obbligato a desistere.

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Verona Marathon: come l’ho corsa

Le due settimane di scarico dopo l’ultimo lunghissimo mi hanno regalato una piacevole spensieratezza: ciò che avevo fatto avevo fatto, e il mio obiettivo adesso era solo quello di migliorare il precedente personal best, 3h39’29” ottenuto alla Firenze Marathon lo scorso anno.

Verona è una città bellissima, che ha aumentato il mio buonumore. La domenica mattina arrivo in griglia alle 8.40, e forse perché davvero si legge il mondo col proprio stato d’animo, ho percepito nell’aria (pungente) una splendida atmosfera festosa.

Alle 9.00 si parte. Dopo i primi chilometri in città si esce costeggiando l’Adige, si va sulla Statale per il Brennero e al dodicesimo chilometro si entra nel paese di Negrar, per poi tornare verso Piazza Bra. Mantengo senza difficoltà un passo intorno ai 5’00” al km, grazie anche al percorso piatto. A un bivio intorno al ventesimo chilometro salutiamo chi sta correndo la mezza maratona. Da adesso, mi dico, ogni chilometro è un chilometro guadagnato. Do appuntamento a me stesso al venticinquesimo, per il primo check-up: mi trovo in buone condizioni e mi do un arrivederci al trentesimo. Qui rallento prudenzialmente di qualche secondo al chilometro: fatico, ogni chilometro di più, ma non percepisco niente di simile a una crisi. So che oggi il mio atteggiamento coscienzioso non mi farà imbattere nello spauracchio di ogni maratoneta: il muro.

Verso il trentatreesimo chilometro affianco un corridore (perché adoperare la parola podista, o ancor peggio l’inglese runner, quando esiste questo bellissimo vocabolo?). È in affanno, e per dare conforto più a me che a lui gli prometto che correremo qualche chilometro assieme. Così avviene sino al trentottesimo, ed è impagabile percepire metro dopo metro che la voglia di arrivare è più forte di quella di fermarmi.

Al ristoro del quarantesimo chilometro avviene la svolta psicologica. Passando di lì la mattina verso le 8.30 per raggiungere la partenza, ho detto a una ragazzina che stava allestendo i tavoli: “Quando tra qualche ora ti rivedrò, saprò che sarà quasi finita”. Puntualmente la rivedo, e altrettanto puntualmente mi sento subito meglio. Dopo un altro chilometro e mezzo corso poco sopra i 5’00”, trovo le energie per lasciare andare le gambe sino al mirabile arrivo in Piazza Bra, preceduto nientemeno che da un giro intorno all’Arena.

Chiudo ragionevolmente sfinito in 3h36’54”. La media è di 5’04” al chilometro, perché gli inevitabili zigzag mi hanno fatto correre 600 metri in più dei canonici 42.195.

Mi rifocillo e ringrazio un paio di organizzatori: mi è sembrata proprio una maratona impeccabile da ogni punto di vista. Vado verso il mio appartamento, ho freddo, mi infilo in casa, ho una medaglia al collo.

E sono felice.

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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui il romanzo "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 7 febbraio 2019 è uscito il suo nuovo romanzo, "Gli inseguiti" (CartaCanta). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 diventerà rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.

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