Sotto qualunque cielo, Julbo Ultimate

Abito in Sardegna dal 2013, e non ricordo un periodo così lungo di tempo infausto, proprio nel senso di meteorologia avversa.

Per fortuna, chi scrive si diverte come un bambino ad allenarsi con qualunque clima, e non mi capitava da diversi mesi di correre gli ultimi chilometri di un’uscita piuttosto impegnativa (è successo la scorsa settimana) sotto un acquazzone. È impagabile sbirciare dentro l’abitacolo delle vetture e vedere gli sguardi degli automobilisti, che vanno dallo sbalordimento alla misericordia.

Per fortuna, poi, che ultimamente i buoni occhiali da sole per chi pratica sport non servono più solo per ripararsi dai raggi intensi delle giornate soleggiate (se no, chissà quando avrei potuto redigere questa recensione), ma hanno lenti capaci di adattarsi perfettamente a tutte le condizioni di luce.

Julbo Ultimate

E così posso raccontarvi degli splendidi Julbo Ultimate, da me testati in quattro di allenamenti con condizioni meteo differenti. Ve ne riparlerò.

Ora vale la pena di ricordare che Julbo è un’azienda francese attiva dall’inizio del Novecento (o meglio, nasce nel 1888 ma con un altro nome), e che produce occhiali da vista e da sole ma anche caschi e maschere da sci.

La collezione Ultimate, pensata per le performance sportive, è composta da modelli con aste di diversi colori combinabili con due tipi di lenti.

Cosa conteneva la mia confezione?

Julbo Ultimate

I miei Julbo Ultimate

Dentro la scatola c’era una comoda custodia semirigida con cerniera. All’interno, un sacchetto con cordino in cui erano inseriti gli occhiali, utilizzabile anche per la pulizia delle lenti.

Il mio modello di Ultimate è grigio-nero, ma sono disponibili altre otto colorazioni.

Il design è essenziale e il peso ridottissimo (appena 27 grammi). Le astine CustomFIT garantiscono un’ottima vestibilità: non stringono e finalmente, anche per chi ha la testa non piccola (come me), sono della giusta lunghezza. Due fori alle estremità permettono di agganciarvi un cordoncino.

Contribuisce alla stabilità degli occhiali anche il nasello regolabile. Il prodotto è pensato per essere indossato comodamente anche con il casco.

Veniamo alle lenti. Sono monoschermo, per assicurare la più ampia visibilità possibile.

Sui Julbo Ultimate si possono montare due tipi di lenti. Uno dei due è in policarbonato Spectron. Personalmente ho invece testato un modello con lente fotocromatica REACTIV® di categoria 1-3. Che cioè diventa più scura o più chiara in base all’intensità luminosa, e si adatta dunque non solo a qualunque luce ma anche a ogni variazione cromatica del terreno.

La pulizia delle lenti è semplicissima, grazie anche al trattamento antiappannamento sul lato interno e oleorepellente su quello esterno, che previene la formazione di macchie.

Gli Ultimate possono anche essere realizzati con lenti graduate, direttamente nei laboratori Julbo in Francia, o con clip ottica.

julbo ultimate
Xavier Thévenard, vincitore dell’Ultra-Trail du Mont-Blanc nel 2013, 2015 e 2018, indossa il modello Ultimate con lente di categoria 0-3 (credit: Ben Becker).

Il test

Gli allenamenti con i Julbo Ultimate mi hanno davvero soddisfatto. Intanto la vestibilità, che per me non è mai una questione semplice: di solito fatico a trovare naselli che si adattino al mio profilo, mentre in questo caso gli occhiali hanno subito aderito perfettamente.

I Julbo Ultimate restano ben saldi, senza stringere troppo. E, visto il loro peso minimo, quasi non si sentono.

Lo stile, elegante e semplice, è in sintonia con chi – come me – non corre per mimare una sfilata di alta moda.

Infine, e soprattutto, un plauso alle lenti. Ho provato gli Ultimate in due allenamenti sotto un cielo molto nuvoloso, in una giornata di sole e, nella quarta uscita, con la lattiginosa (e fastidiosa) luce dell’alba.

In tutti i casi ho potuto correre benissimo, tenendo rilassati i muscoli del volto. Spieghiamo meglio questo punto: podisti ben più esperti di me insegnano che, quando la luce solare infastidisce, si corre strizzando gli occhi, e di conseguenza irrigidendo la muscolatura limitrofa. Per noi maratoneti, quando negli ultimi chilometri saremmo infastiditi anche da una persona che starnutisce all’altro capo del mondo, questi dettagli sono importanti. Siamo gente strana.



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Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo, seconda edizione 2021). Con Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario "Squadernauti". Ha ideato Bed&Runfast, il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.