Nella quasi compulsiva produzione di libri che indagano più o meno frontalmente l’universo del podismo, abbiamo già detto altrove che pochi si distinguono per rigore scientifico e felicità di scrittura. Tra questi, si annoverano manuali redatti da allenatori ormai universalmente conosciuti nell’ambiente (ne approfittiamo per ricordarvi una volta di più di diffidare delle tabelle di allenamento intercettate in rete, specie se appaiono come anonime), oppure da biografie su grandi corridori (ne abbiamo recensita una qui).

Pochi tuttavia sono i volumi che tentano di svincolarsi dall’aspetto tecnico del running, provando a indagarne i risvolti etici, sociali, antropologici o filosofici. Lo hanno fatto, con esiti notevoli, Paolo Maccagno e Gastone Breccia (qui la nostra doppia – e breve – recensione alle due opere); oggi tocca a Luca Grion, professore associato di filosofia morale all’Università degli Studi di Udine, che ha appena dato alle stampe per Mimesis La filosofia del running. Spiegata a passo di corsa, libro impreziosito da una prefazione di Giorgio Calcaterra.

La filosofia del running

Grion

Se la filosofia, come scrive Grion a p. 16, “è questo sguardo contemplativo e critico sulle nostre vite”, allora già la domanda Perché corriamo? presuppone un approccio filosofico al podismo.

La prima parte del libro, Lessico del runner consapevole, riprende una fortunata rubrica tenuta dall’autore su La Repubblica dei runner, sezione della versione digitale di Repubblica dedicata al podismo; e della rubrica, che verte di volta in volta su una specifica parola-argomento, viene qui replicata la struttura. Leggiamo così di svariati argomenti-feticcio per noi corridori, da Sfida a Limite, da Talento a Ritmo, presentati sì da un’angolazione filosofica, ma sempre garbatamente divulgativa e mai cattedratica. La lettura è disseminata di spunti improntati più al sano buon senso che alla filosofia morale. Tra quelli che maggiormente abbiamo gradito, ne citiamo uno che appare a p. 24, nel primo capitoletto (dedicato al Meteo), dove l’accettazione del podista di ogni eventualità climatica – spesso vista dagli altri come inclinazione masochistica – può invece assurgere a insegnamento morale: “Accettando, giorno per giorno, ciò che non può scegliere, il runner accoglie il presente per quello che è, anche quando non corrisponde esattamente ai suoi desideri; evita, per così dire, la tentazione di sognare un ‘altrove’ dove il clima è ideale e la corsa più facile e piacevole” (p. 24).

Nell’intermezzo si presenta la figura di San Tommaso, autore della Summa Theologiae, come “colui che meglio ha saputo approfondire il ruolo delle virtù all’interno della vita morale” (p. 91).

(Peraltro, A Tommaso d’Aquino rende indegnamente omaggio anche l’estensore di questa recensione, che nel titolo ha giocato a storpiare altro e ben più nobile titolo, Il problema estetico in San Tommaso, celebre tesi di laurea di Umberto Eco).

La terza e ultima parte del libro, sulla scorta della bibliografia dell’Aquinate, esamina appunto alcune virtù, declinandole in ambito podistico. Qui, a dire il vero, l’accostamento ci pare un po’ forzato, o meglio: le virtù sono facilmente adattabili a qualunque àmbito di umana pertinenza. Vogliamo dire che si può far ricorso a prudenza, ragione, fortezza eccetera sia nel sopportare la suocera a cena che nel far fronte a piccole soverchierie sul luogo di lavoro senza dare in escandescenza.

Ma La filosofia del running resta un libro originale, appassionato e documentato, che anzitutto mostra come il podismo amatoriale non sia un’ubriacatura collettiva, bensì poggi su necessità incoercibili, che appartengono alla nostra natura più profonda. Inoltre, il libro di Luca Grion potrà magari diventare il capostipite di una letteratura sulle questioni altre del podismo, in buona parte ancora inesplorate: basti pensare, come abbiamo già scritto altrove, che fisicamente siamo progettati per essere impareggiabili corridori sulle lunghe distanze. E questo, almeno dal punto di vista antropologico e psicologico, significa moltissimo.

Buona lettura e buone corse a tutti!


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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui il romanzo "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 7 febbraio 2019 è uscito il suo nuovo romanzo, "Gli inseguiti" (CartaCanta). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 diventerà rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.

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