Ieri e oggi, Diadora

Non so voi ma io invecchio, e mi trovo a pensare con una nostalgia sempre più irrefrenabile agli anni della mia giovinezza. Trascorsi – non appena ne avevo la possibilità – con un pallone tra i piedi o a scorrazzare nel parco della mia delegazione; oppure, in tanti fine settimana, nella casa di campagna, dove peraltro mi scapicollavo in bicicletta raggiungendo in discesa velocità irriferibili.

Tralasciamo il discorso sulla propensione dei bambini al movimento perpetuo, che negli ultimi anni si è persa e che si dice (giustamente) sia uno dei motivi alla base del decadimento delle prestazioni dei podisti amatori, e concentriamoci sui mitici marchi delle tute e delle magliette che mi vestivano; tra cui, naturalmente, c’era Diadora.

Diadora oggi

Negli ultimi anni l’azienda nata in provincia di Treviso nel 1948, pur mantenendo la sua impronta per così dire generalista (e dedicando una linea ai suoi prodotti vintage, per la gioia dei signori di mezza età come me), ha messo sul mercato specifici cataloghi per alcuni degli sport oggi più frequentati: calcio, tennis, fitness e naturalmente podismo. Nelle scorse settimane ho dunque testato due articoli della nuovissima collezione primavera-estate 2020 dedicata al running: la canottiera superlight tank e i bermuda be one. Vediamo le impressioni che ne ho tratto.

Il test dei prodotti

È stato strano indossare per la prima volta, dopo decenni, due capi Diadora in un’ottica profondamente diversa rispetto al passato: allora per il puro piacere di stare comodo (e nella speranza, più dei miei genitori che mia, di limitare gli ematomi e le sbucciature di ginocchi e gomiti), oggi da una prospettiva diciamo così professionale.

Scopro dal sito aziendale che i due indumenti mimano una collezione tecnica degli anni Novanta del secolo scorso. Sono soprattutto i bermuda be one ad avere in effetti un design rétro, specie per la loro grande vestibilità e le ampie tasche. Modernissima è invece l’alta cintura elastica che non rende necessaria alcuna stringa, assente nel mio modello ma – scopro dalle foto – presente in altre versioni del medesimo capo: un’idea intelligente, che impedisce le irritazioni della pelle causata dal classico cordino elastico, specie se si esagera con la stretta. Il tessuto in morbido poliestere, va detto, non rende questi pantaloncini eccessivamente adatti agli allenamenti nelle giornate più calde dell’anno: i bermuda be one sono tuttavia un eccellente ibrido da adoperare indifferentemente per le corse primaverili, direi sino a giugno, e per la vita di tutti i giorni, grazie al suo look informale e vagamente metropolitano.

La canottiera superlight tank, invece, è proprio un capo tecnico tout court, sia nella linea che nel materiale di composizione, una trama di due maglie di poliestere elasticizzato – il dia dry e il dia breath – che garantisce un’ottima leggerezza e traspirabilità. Indossata in un’uscita di diciotto chilometri a ritmo lento e in una sessione di ripetute sui 400 metri, in due giornate con una temperatura superiore ai venticinque gradi, mi ha accompagnato con… grande discrezione, permettendo un’ottima traspirazione ed espellendo egregiamente il sudore verso l’esterno.

Per concludere: benissimo, dunque, che uno dei marchi della mia infanzia abbia saputo rinnovarsi aprendo alle discipline sportive oggi più in voga, guardando con attenzione alle nuove tecnologie e allo stesso tempo restando fedele all’estetica che ha reso Diadora un’azienda di culto non solo in Italia. La linea, i materiali e i colori dei prodotti del catalogo hanno una grande personalità e sono immediatamente riconoscibili. L’intuizione di creare una collezione casual, utilizzabile anche nella quotidianità, conferma il posizionamento popolare (si può dire, no?) di Diadora, che sono lieto di aver ritrovato.

Non posso più scapicollarmi con la bici raggiungendo velocità irriferibili, ma pazienza.



Siamo una giovane realtà editoriale e non riceviamo finanziamenti pubblici. Il nostro lavoro è sostenuto solo dal contributo dell’editore (CuDriEc S.r.l.) e dagli introiti pubblicitari. I lettori sono la nostra vera ricchezza. Ogni giorno cerchiamo di fornire approfondimenti accurati, unici e veri.
Sostieni Moondo, sostieni l’informazione indipendente!
Desidero inviare a Moondo una mia libera donazione (clicca e dona)

GRATIS!!! SCARICA LA APP DI MOONDO, SCEGLI GLI ARGOMENTI E PERSONALIZZI IL TUO GIORNALE



La tua opinione per noi è molto importante.
Commento su WhatsApp Ora anche su Google News, clicca qui e seguici



Potrebbe interessarti anche:
Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.