Il mondo dei videogiochi è un universo in continua espansione. Per approfondire l’argomento, quest’oggi ho deciso di intervistare uno dei massimi esperti in materia, ovvero Giorgio Pica, il presidente di Giochi Elettronici Competitivi. Ma iniziamo subito a capire cosa è GEC. “E’ il più grande network degli Esports in Italia – spiega Pica -, un sistema federativo che riunisce tutti i giocatori, squadre, organizzatori di tornei e circoli eSports, regolamentando e promuovendo le attività sul territorio ed offrendo una serie di prodotti e servizi per chi opera nel settore, ad oggi con il nostro lavoro siamo arrivati ad avere circa 70.000 atleti tesserati, superato le 100 società sportive, sparse per tutta Italia,e sono stati organizzati oltre 1400 tornei, il tutto con una crescita media annua del 100%, ad oggi in Italia oltre il 95% di qualunque attività eSports è collegata a GEC”.

L’intervista esclusiva a Giorgio Pica (pres. GEC)

Secondo il rapporto Global eSports Market di Newzoo, il giro di affari degli eSports raggiungerà 1,65 miliardi di dollari nel 2021. E anche in Italia stanno registrando un boom economico. Come lo spiega? “Una combinazione di diversi fattori – continua il presidente di GEC -, i tornei di videogiochi esistono da diversi anni, ma quello che prima era poco più che un hobby, negli ultimi sta diventando un vero e proprio business. Alla base di tutto ciò c’è la diffusione di internet, dei dispositivi per giocare, di contenuti legati al gaming diffusi su diversi media, nuovi format per l’intrattenimento che ruotano attorno alle competizioni eSports, e bisogna anche considera il cambio generazionale, oggi ad esempio i ragazzi di 20 anni conoscono bene e sono cresciuti con i videogiochi, una passione che si portano dietro fin dalla tenera età, tutto questo non poteva succedere 20 anni fa, e probabilmente continuerà a crescere ancora per anni”.

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Ma nonostante questa crescita, in Italia c’è qualcosa che non torna. Ad esempio non credo ci sia un riconoscimento ufficiale. Pronta la risposta di Pica che replica: “Innanzitutto un riconoscimento da parte di ASI, Associazioni sportive e sociali italiane, un Ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI, c’è, da lì abbiamo iniziato a lavorare per far crescere tutto un ecosistema, tramite un sistema di regole e standard comuni utilizzate e controllate quotidianamente, con rapporti con le istituzioni, con le amministrazioni locali, con le aziende, il tutto in ottica di crescita, promozione e sviluppo degli eSports, chiunque ha tutti gli strumenti adatti e necessari per far partire e gestire la propria attività, in futuro sarà importante che il governo capisca ed analizzi questo mercato per porre delle regole e una legislazione democratica per il bene di tutti, un’opportunità da non trascurare“.

Pica, eSports pericolosi? “Per loro natura, ti obbligano ad avere interazioni sociali”

In molti hanno paura che gli eSports possano creare un “pericolo di isolamento e solitudine dei ragazzi” o addirittura non sono completamente d’accordo sul fatto che “non sono sport se non ci sono gocce di sudore”. “Gli eSports – afferma Pica -, per loro natura, ti obbligano ad avere interazioni sociali, il gioco è solo uno strumento per far sfidare due atleti, ovvero due squadre, chi gioca lo fa sempre insieme a qualcuno, non solo, giocando online si entra in contatto con persone da tutto il mondo. Prima si scendeva in piazza, si andava all’oratorio, incontravi i tuoi amici del quartiere, oggi ti connetti online e hai a che fare con altre migliaia di persone con la tua passione, in conclusione, quindi da questo punto di vista, chi pensa ad un isolamento ha solamente una mal percezione di quello che sta realmente accadendo. Nessuno vuole far passare il messaggio che “sono sport”, gli eSports hanno la loro identità ben precisa, non hanno bisogno di essere allocati da nessuna parte, certo è che se andiamo ad analizzare le competizioni oppure gli aspetti economici di questo mondo, si può facilmente notare che hanno molte cose in comune con un qualunque altro sport tradizionale, e di sport tradizionali, anche alle olimpiadi, dove “non si suda”, ce ne sono, basti pensare alle gare di tiro, dove è bene rimanere rilassati e concentrati per avere un risultato migliore”.

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Tornando al “riconoscimento” italiano entro piu’ nello specifico. “Se c’è bisogno di una Federazione per regolare il tutto? Può certamente essere utile, può esserre un passo avanti per tutto il sistema del nostro paese, diventerebbe un sistema centrale per la promozione e la disciplina delle attività, sia per professionisti che per dilettanti, oltre che ad insegnare ed educare ai sani valori dello sport questo mondo, anche gli eSports hanno da imprarare dagli sport tradizionali, inoltre anche da un punto di vista di crescita economica, ad esempio, potrebbe portare maggiore sicurezza degli investimenti da parte di aziende, fondamentali così come in tutti gli altri sport”.

GEC ha diversi media partner. “Come mai nessuna televisione (privata e non) è ancora entrata in questo mondo? Perché gli eSports si sono fatti strada attraverso nuovi canali di comunicazione che sono quelli più usati oggi dai giovani, la televisione non fa parte di questi, almeno in Italia”.

GEC e gli eSports alle Olimpiadi

Ma la vera speranza per i professionisti degli eSports è di poter partecipare alle Olimpiadi. E nonostante siano passati piu’ di 12 mesi dalla dichiarazione di “apertura” del Comitato internazionale olimpico, il sogno – secondo Pica – potrebbe presto trasformarsi in realtà. “La possibilità c’è – conclude il presidente di GEC -, ad esempio ci sono già state gare dimostrative durante gli ultimi giochi d’Asia, che sono in pratica le olimpiadi dell’Asia. Entrambi i mondi hanno da guadagnare l’uno dall’altro, ci sono diverse problematiche da affrontare per capire in che modo si possono integrare tra di loro, come ad esempio il controllo sul match fixing, in ogni caso, oggi, non è una priorità per nessuno dei soggetti, quindi c’è tutto il tempo per ragionarci sopra e valutare come e se inserire titoli eSports all’interno del circuito olimpico, magari con una manifestazione parallela dedicata“.


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Filippo Testini
Nasce a Roma il 13 febbraio 1989. Diventa giornalista professionista in un'agenzia di stampa nazionale nel 2013. Passa al Corriere dello Sport e Tuttosport nel 2015 dove gestisce le home page dei due quotidiani online, realizza interviste video, crea “format” per favorire l’incremento di visualizzazioni di pagina e contenuti sia a livello nazionale sia a livello regionale. Precedentemente ha guidato la redazione e condotto un programma insieme al noto giornalista RAI, Michele Cucuzza, realizzando interviste live e post prodotte di vari opinion leader su politica, cronaca, sport, etc. Tra le altre attività ha curato la comunicazione della FISE (Federazione Italiana Sport Equestri) e U.di.Con. (Unione per la Difesa dei Consumatori).

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