Craft Endurance 2, protettive e leggere: più di così…

C’è un certo gusto nell’andare alla scoperta di più o meno storici marchi di scarpe da corsa, testando un nuovo modello e percependo l’effetto che fa. Perché in fondo un atleta amatore, quando indossa un paio di calzature per macinare chilometri, cerca una sola cosa: sentirsi a casa, correre nel modo più sciolto e meno dispendioso possibile.

Craft

Ed è stata una bellissima sorpresa testare il (per me) primo modello di scarpe da corsa Craft, le Endurance 2, da pochi giorni acquistabili anche in Italia.

Craft, nel mondo degli sport di resistenza, è un marchio antico-nuovo. L’azienda svedese nasce nel 1973, e mette sul mercato capi di abbigliamento tecnico per svariate discipline sportive.

Alla fine del 2020, il coraggioso salto nell’allegro (e più che altro affollato) mondo delle scarpe da running. Come distinguersi? Con la qualità, naturalmente. E proponendo, assieme a modelli adatti a qualunque esigenza (da quelli con la lastra in carbonio a quelli per i trail più impegnativi) l’innovativo concetto di scarpa gravel, mutuando evidentemente il termine dal ciclismo.

Si tratta di scarpe pensate per terreni ibridi, cioè a favore dei moltissimi podisti che – nei loro allenamenti – si trovano a dover pestare fondi di diverso tipo. Molte sono le declinazioni delle scarpe gravel di Craft. Magari ne riparleremo: per ora ci basti citare il recentissimo modello Xplor Hybrid, la cui suola è stata disegnata in collaborazione con Vittoria, azienda produttrice di pneumatici per biciclette Vittoria.

Craft Endurance 2

Craft Endurance 2: le caratteristiche tecniche

Ma il modello che Craft ci ha inviato da testare, e di cui ci siamo invaghiti, è un altro: si tratta delle Endurance 2, scarpa tuttofare per gli amanti dell’asfalto.

La scarpa, in tre colorazioni per gli uomini e altrettante per le donne, è davvero leggera (245 grammi nel numero 8 US maschile, 210 in quello femminile), la tomaia è in un mesh tecnico traspirante e la linguetta è minimale. Il drop delle Craft Endurance 2 è di 9 millimetri, per un battistrada di 36 millimetri sul tallone e 27 all’altezza dell’avampiede.

L’intersuola è in Px Foam, leggerissima schiuma che garantisce una grande ammortizzazione e allo stesso tempo un’ottima spinta.

Fin qui, i dati tecnici. Che però da soli, ce ne rendiamo conto, ci dicono poco.

Craft Endurance 2: il test

Intimorito dalla leggerezza del modello, che ho immaginato per amatori ben più evoluti di me, inizialmente ho provato le Craft Endurance 2 per uscite piuttosto brevi e intense, e la scarpa ha risposto in modo ottimale.

Morbida e confortevole sin dalla prima calzata, la Endurance 2 risponde benissimo ai cambi di ritmo, e sono convinto che possa dare grandi soddisfazioni anche a podisti che sappiano spingerle a velocità ben più elevate delle mie.

Dopo di che, soppesando meglio le scarpe e leggendo qualche notizia in rete, ho sconfitto il mio complesso d’inferiorità, e ho preso atto che questa novità di casa Craft sia considerata un modello versatile, dunque adatta anche ad allenamenti di una certa durata.

Così le ho messe ai piedi in un paio di uscite intorno ai venti chilometri, e qui c’è stata la seconda lieta sorpresa. Le Endurance 2 sono altrettanto affidabili nei lunghi, che nel mio caso sono stati lunghini e non lunghissimi perché, come i podisti sanno, quando ci si avvicina a una maratona è meglio non fare troppi esperimenti.

Comunque, su ritmi lenti protratti per quasi due ore, le Endurance 2 hanno mostrato l’altra loro caratteristica, oltre alla buona reattività: un’ottima ammortizzazione e comodità.

Se, dicevamo all’inizio, l’ossessione del runner amatore è trovare la scarpa perfetta per il proprio ritmo e la propria postura, quella delle aziende è mettere a punto un modello che potenzialmente soddisfi tutti, chi punta ad andar svelto sulle brevi distanze e chi cerca protezione su quelle lunghe.

Se un prodotto simile esiste solo nel mondo del podismo ideale, Craft con le Endurance 2 non ci è andata poi troppo lontano.



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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo, seconda edizione 2021). Con Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario "Squadernauti". Ha ideato Bed&Runfast, il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.