Brooks Ghost Max, la scarpa tuttofare

Cari lettori, è ormai da qualche mese che su questo spazio non recensisco un paio di scarpe da corsa. Ed è la prima volta che mi occupo di un modello di Brooks, una delle più gloriose e longeve aziende del settore.

Si tratta delle nuove Brook Ghost Max, che ho messo ai piedi per svariati allenamenti di diverso chilometraggio e intensità. E mi sono sembrate davvero della ottime scarpe, in grado di fare tutto o quasi. Cominciamo con una breve panoramica sulle specifiche tecniche, dopo di che vi racconto com’è andato, anzi come sta andando, il mio test.

Brooks Ghost Max

Brooks Ghost Max: le specifiche tecniche

Le Ghost Max di Brooks sono sul mercato in quattro colorazioni da uomo e altrettante da donna.

Il mio numero 12,5 US pesa 344 grammi, e il drop è di 6 millimetri (stack di 39 millimetri sul tallone e di 33 in punta). La tomaia è in mesh ingegnerizzato, la mescola DNA Loft v2 è la stessa delle Ghost tradizionali, e la forma convessa della suola risponde alla tecnologia GlideRoll Rocket. Ecco, a proposito di tecnologie utilizzate: soffermiamoci su questo punto.

Le tecnologie

È vero che la mescola delle Ghost Max di Brooks è la stessa delle versioni Ghost tradizionali, ma rispetto ad esempio alle Ghost 15 le differenze sono notevoli.

Il drop scende da 12 a 6 millimetri, ma allo stesso tempo lo stack sul tallone si alza da 35 a 39 millimetri. Un drop più basso e più schiuma nella suola significano un aumento della stabilità e del comfort (confermato anche dalla base davvero larga della suola), ma questo non fa delle Ghost Max una scarpa superammortizzata a uso esclusivo di allenamenti con ritmi rilassati.

La già citata tecnologia GlideRoll Rocket, infatti, favorisce una transizione fluida dal tallone alla punta del piede. Assieme a un drop ridotto, insomma, la forma della scarpa assicura una corretta tecnica di corsa – favorendo l’appoggio di mesopiede – e incentiva anche andature più spedite. Ne riparleremo tra poco.

Prima c’è ancora da sapere che  la combinazione di un’elevata ammortizzazione con la tecnologia GlideRoll Rocker e con un drop basso può “apportare notevoli benefici a chi soffre di fascite plantare, metatarsalgia e neuroma di Morton”, come ha dichiarato Francesco Caroni, key account manager & footwear champion presso Brooks Running Italia.

“Le scarpe Ghost Max riducono l’assorbimento di energia nei tessuti molli del piede, consentendo una diminuzione dello stress su articolazioni, muscoli e tendini. Il corretto supporto dell’arco plantare migliora la stabilità, mentre l’esclusiva struttura Linear Last adatta la calzata alla forma del piede e dei plantari”.

Il test

Abbiamo provato le Brooks Ghost Max in uscite sino a 22 chilometri e in variazioni di ritmo, con andature dai 5’20” ai 4’20” al chilometro.

La sensazione è certamente quella di grande comfort e stabilità, anche dopo aver accelerato un po’. Qui sta la sorpresa forse più gradita: le Ghost Max, pur essendo molto comode e ammortizzate, una volta calzate non danno l’idea di affondare in due materassi, e quindi di poter essere sfruttate solo per ritmi lenti. Sono anzi reattive e rispondono bene ai cambi di velocità.

Si tratta insomma di una scarpa per così dire intelligente, tuttofare, adattissima ai podisti amatori principianti o di medio calibro, che cercano una modello di scarpa protettivo, ammortizzato e adatto a preparare gare di qualunque distanza, da una dieci chilometri a una maratona. Mi sentirei di sconsigliarla solo per gli allenamenti più veloci, come le ripetute brevi, specie ai podisti che viaggiano su bei ritmi.

Ma per tutti gli altri le Brooks Ghost Max possono davvero essere la scarpa factotum, adatta a lunghi e lunghissimi, a ritmi medi, ad allenamenti con cambi di ritmo come progressivi o fartlek, ma anche a ripetute (magari sino a ritmi intorno ai 4’00” o poco più veloci).

Infine, la sensazione è che le Ghost Max di Brooks siano scarpe capaci di arrivare a 800 chilometri in una buona condizione. Provatele e fatemi sapere!



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Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo, seconda edizione 2021). Con Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario "Squadernauti". Ha ideato Bed&Runfast, il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.