Ben ritrovati. Come state? Quale gara state preparando?

Qualche settimana fa, recensendo alcuni articoli che Sport Break mi ha inviato da testare, vi avevo preannunciato che presto vi avrei parlato del pezzo forte speditomi, le Altra Paradigm 4.0. Ed eccoci qua.

Chissà quanti di voi conoscono il marchio Altra. L’azienda è stata fondata negli Stati Uniti nel 2009, anche se il nome risuona familiare alle nostre orecchie: deriva infatti dall’aggettivo latino alter, che significa appunto altro, diverso. Non si può infatti dire che il marchio Usa non stia immettendo sul mercato prodotti differenti da quelli consueti. Ma in che modo?

Altra_logo

Un’Altra maniera di correre

Beh, con un’idea tanto rivoluzionaria quanto… conservatrice. Facciamo una premessa: è ormai storico l’articolo del biologo Dennis M. Bramble e dell’antropologo Daniel E. Lieberman apparso nel 2004 sul numero 432 di Nature, dove si dimostra con dovizia di particolari che il corpo dell’uomo è progettato per correre sulle lunghe distanze; inseguire le prede sino a sfiancarle era infatti il metodo che consentiva ai nostri antenati di procacciarsi il cibo.

Correre, dunque, è azione connaturata in noi, nonostante col nostro sedentarismo sempre più spiccato ci stiamo impegnando per dimenticarcelo. Eppure il nostro sistema muscolare, quello osseo, perfino quello della termoregolazione, ci permetterebbero di essere non dei grandi scattisti (un qualunque felino panciuto brucerebbe sullo scatto il più gagliardo dei centometristi) ma degli impareggiabili fondisti. Il nostro corpo è pronto: dobbiamo solo andare. E se il nostro corpo è programmato per correre, non lo è certo per avere i piedi fasciati in scarpe tanto aderenti quanto dotate di drop cospicui (il drop è la differenza di altezza fra tacco e punta di una scarpa da running).

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Ecco perciò che Altra introduce in tutti i suoi modelli di scarpa due accorgimenti che, se li rendono innovativi nel mercato delle calzature da running, non fanno altro che consentirci di correre nel modo il più possibile prossimo a quello nostro, congenito.

Il primo è il sistema foot shape, cioè la punta della scarpa decisamente ampia, che anziché costringere le dita lascia loro tutto lo spazio di cui necessitano. Due i vantaggi: un più ampio appoggio del piede (e dunque un maggiore equilibrio) e la possibilità di esercitare a ogni passo una maggiore forza propulsiva.

Seconda caratteristica è il drop zero, ossia nessuna differenza di altezza fra tacco e punta. Chi corre con le scarpe Altra riguadagnerà così una corretta postura e una tecnica naturale; i polpacci e i tendini d’Achille, messi in prepensionamento da ammortizzazioni spesso davvero eccessive, torneranno così a essere congruamente stimolati, sarà inibito l’atterraggio di tallone e si avrà una netta diminuzione del rischio di infortuni.

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Paradigm 4.0

Non per caso mi è stato fornito un modello di Paradigm 4.0: occorre abituarsi gradualmente al foot shape e soprattutto al drop zero, perché ormai decenni di calzature (non solo da running) con mescole sempre più morbide ci hanno resi disavvezzi a correre come saremmo chiamati a fare. Le Paradigm 4.0 sono infatti il modello più ammortizzato delle Altra, e sono consigliate a chiunque voglia approcciarsi a questo modo nuovo-antico di correre. Le impressioni iniziali sono particolari, certo, ed è subito sensibile la sollecitazione di tendini d’Achille, polpacci e glutei: perciò nelle prime settimane ho intensificato gli esercizi di stretching e di core stability.

Tuttavia, una volta presa confidenza con questo approccio, si scopre una corsa indubbiamente sciolta: si spinge bene nei lavori brevi di qualità, mentre nelle lunghe distanze (con le Paradigm ho corso ventotto chilometri in previsione della Cortina-Dobbiaco) la sensazione di affaticamento – sia durante che dopo – è contenuta.

Percepisco che il periodo di adattamento durerà almeno qualche altra settimana (neppure due mesi di utilizzo non possono essere sufficienti a convertire un uomo abituato a decenni di suole ipertrofiche); a quel punto sarò curioso di scoprire cosa succederà con un modello più leggero di Altra.

Per ora, sono piacevolmente sorpreso da questo marchio, che detiene il paradossale primato di… pioniere della primitività!

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Claudio Bagnasco
Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi brani narrativi e saggistici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato alcuni libri, tra cui i romanzi "Silvia che seppellisce i morti" (Il Maestrale 2010) e "Gli inseguiti" (CartaCanta 2019), e la raccolta di racconti "In un corpo solo" (Quarup 2011). Ha curato il volume "Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi" (Il Canneto 2013). Il 31 ottobre 2019 è uscito il suo saggio "Runningsofia. Filosofia della corsa" (il Melangolo). Con Giovanna Piazza ha ideato e curato il blog letterario "Squadernauti", che dalla primavera del 2019 è diventato rivista cartacea. Ha ideato Bed&Runfast (https://bedandrunfast.com/), il punto d'incontro fra il mondo del podismo e quello delle strutture ricettive. Dal 2013 abita a Tortolì, dove gestisce un B&B con la sua compagna, corregge testi, insegna le parole difficili a sua figlia e corre.

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